Glenrio, la città fantasma della Route 66

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Non è l’unica città fantasma della Route 66, ma Glenrio è probabilmente la più famosa e ad oggi la più ricercata. Il suo nome originale era Rock Island e aveva anche una fermata del treno, ma pochi la conoscono veramente…

Per arrivarci siamo obbligati a lasciare la Interstate 40 all’uscita 0 poco prima del confine con il New Mexico. E si, avete capito bene “Exit 0”, già questo dovrebbe far capire la stranezza del luogo.
Appena lasciata l’intestatale, eccoci in un pezzo dell’originale Route 66, una delle poche parti ancora percorribili tra New Mexico e Texas.

Glenrio è una piccola gemma sopratutto per chi ama le città fantasma, un piccolo insediamento, non certo una città visto che nel suo periodo di splendore contava una trentina di abitanti.

Glenrio oggi

Ciò che resta di Glenrio è sul lato destro della strada. Prima cattura l’occhio l’ex Longhorn Cafe. Davanti all’edificio in lenta decomposizione, il cartellone pubblicitario che ha reso famoso questo luogo, svetta fino in cielo:

First Stop in Texas si trova da una parte, Last Stop in Texas dall’altra.

A malapena si legge, perché le lettere stanno gradualmente cadendo.

Primo e ultimo motel?

Sì, perché siamo proprio sul confine di stato tra Texas e New Mexico.
Il confine passa proprio attraverso il vecchio e abbandonato caffè.

L’intero complesso comprendeva una stazione di servizio Phillips 66 e il Courtyard Motel, il “Primo e Ultimo.

Coloro che volevano andare in un bar a quei tempi dovevano “viaggiare” dal Texas al New Mexico, perché nella contea di Deaf Smith, Texas, era vietato servire alcolici. In più in Texas la benzina costava e costa ancora oggi meno, visto che le tasse sul gas sono più basse che in New Mexico.

In più, per rendere la posizione ancora più strana, basti pensare che qui si incontrano due fusi orari, che in pratica si attraversavano all’interno del caffè. Tempo centrale del Texas e tempo della montagna del New Mexico.

Chiunque visiti questo posto oggi, sarà accolto da un cane che abbaia e da cartelli di divieto, infatti, a parte la trada, tutto il complesso è una proprietà privata. Dovresti assolutamente prenderli in considerazione, per favore. La proprietaria e unica residente è la signora Roxanne Travis, poco avvezza a ricevere visite inaspettate.

La storia di Roxanne e della città

Roxanne ha trascorso tutta la sua vita a Glenrio. E purtroppo ha anche una triste storia da raccontare:

Proprio accanto al Longhorn Cafe si trova una vecchia Pontiac Catalina del 1968 parcheggiata davanti alle rovine dell’ex stazione di servizio Texaco del 1950 (l’unica oggi visibile, ma c’erano diverse stazioni di servizio a Glenrio).
Questa macchina apparteneva al marito di Roxanne, Larry Lee Travis, cheera stato impegnato in una stazione di servizio nella vicina Adrian dalla metà del 1975, guidando la sua Pontiac del 68 ogni giorno per recarsi al lavoro, 20 miglia ogni giorno.

Il 7 Marzo del 1976, di buon mattino, un giovane, si presenta al distributore di benzina pretendendo i soldi presenti nella cassa. Non sapevo mai cosa sia realmente accaduto, ma Larry venne ferito a morte dal rapinatore. Una delle tante storie che si ripetono ancora oggi negli USA.

Roxanne ha riportato la Pontiac bianca a Glenrio e l’ha parcheggiata davanti al distributore chiuso dove si trova ancora oggi, è li da 46 anni ormai.

Roxanne e suo figlio sono rimasti a Glenrio. Vive ancora nella casa dietro l’ex stazione di Texaco. Questo edificio apparteneva al padre di Roxanne, Joe Brownlee, che lo fece “trasferire” da Adrian a Glenrio quando aprì le sue stazioni di servizio e il piccolo “Brownlee Diner” che fu poi chiamato Little Juarez Cafe, rimasto in attività fino al 1973.

Glenrio è un esempio lampante del declino che la Route 66 ha subito dopo la costruzione dell’intestatale che gli passa accanto. In precedenza qui gli affari andavano bene, erano ben gestiti con motel, distributori di benzina, caffè e bar.

Poi tutto cambia; niente più file di auto davanti alla stazione di servizio, niente tavoli occupati al Longhorn, quasi nessun ospite notturno al motel.
Nessun bambino che gioca sotto gli alberi ombrosi nel cortile.

Il silenzio, un silenzio speciale, quello dell’abbandono, del degrado. Il rumore ruggente della vicina intestatale, a pochi metri di distanza, si sente poco, ma è assordante appena arriviamo a Glenrio.

Qui ancora oggi proseguendo in direzione ovest e svoltando a sinistra poco dopo Glenrio, è percorribile un tratto originale sterrato di Route 66 che però non porta a nulla, o meglio porta a una proprietà privata. Questo tratto è però molto amato dai nostalgici della Mother Road, perché qui vennero girate le scene iniziali del film Furore (The Grapes of Wrath) di John Ford, era il 1940 e la Route 66 stava vivendo un periodo indimenticabile.

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ROBERTO ROSSI (Arezzo 1971) si diploma in elettronica nel 1990, ma fin da subito manifesta il suo interesse per la fotografia ed i viaggi, anche grazie al papà fotografo ed a tanti amici viaggiatori. "Ricordo ancora quando da piccolo mi recavo nell'agenzia viaggi del mio paese a prendere le brochure appena arrivate, mi bastava aprirne una per iniziare a viaggiare con la mente. Poi per fortuna all'eta di 16 anni il mio primo viaggi in Marocco, da li un susseguirsi di emozioni ed avventure in tutto il mondo." Roberto ha sempre dimostrato un'attrazione particolare per gli USA, nazione che conosce profondamente, dalle grandi città dell'est, una su tutte New York City, ai grandi parchi dell'Ovest, non ultima la strada che lo ha cambiato per sempre, la Route 66, per la quale pubblica la sua prima opera "Route 66 il mito Americano" - edizioni Amazon, nel 2017. Artista, viaggiatore, motociclista, tutte passioni che esprime nel suo blog Vegani in Viaggio e nelle pubblicazioni ricche di foto e curiosità, ma sempre essenziali ed estremamente efficaci, niente di superfluo, tutto pensato per aiutare il viaggiatore. Vegano da molti anni, amante della Natura e degli animali, ha un amore particolare per i gatti con cui condivide da sempre la sua vita. Nel 2021 è diventato USA AMBASSADOR, specialista of the United States of America, un riconoscimento prezioso di Visit USA Italia. La passione per la fotografia, i viaggi e la grafica (sua principale attività), regalano un mix sempre attento e funzionale in ogni opera realizzata, Roberto ama chiudere spesso i suoi racconti scritti o narrati con una frase che esprime tutta la sua passione per la vita e le avventure in giro per il mondo: "Buon viaggio ovunque la vita vi porti!"

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