La Route 66 sulle Black Mountains e la storia di Ed Edgerton

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Questa sezione della Route 66 in Arizona è descritta da alcuni come una delle più belle, si trova a circa 50 miglia da Kingman e Golden Shores.

Conduce dritto attraverso le Black Mountains, lunga circa 120 chilometri, fa ancora parte geograficamente del deserto del Mojave. Anche prima che la strada diventasse Route 66 nel 1926, affrontava il fiume Colorado in curve strette come parte della National Old Trails Road.
La pista non era veramente una “canna da zucchero” per i primi automobilisti degli anni venti e trenta. Tanti veicoli si sono arresi su queste montagne, ancor prima che raggiungesse il deserto del Mojave, dove il caldo iniziava davvero a bruciare gli pneumatici.

Era prassi conosciuta percorrere il tratto in retromarcia, l’unico modo per non far spengere il motore, vista la mancanza della pompa di benzina in quelle vecchie scatole di metallo su ruote. L’alternativa era far sollevare la Ford model A o T da cavalli noleggiati prima della salita.

Oggi guidare in questo tratto è meno problematico, ci possiamo godere senza preoccupazioni la guida tra le Black Mountain.

Fino a Cool Springs la strada è costantemente e leggermente in salita, relativamente dritta verso la catena montuosa. Poi inizia la parte tortuosa definita dagli abitanti della zona “curvy”.

La storia di Ed Edgerton

Pochi minuti dopo raggiungeremo il campo di Ed. Sembra più uno sfasciacarrozze oggi che un posto che ospitava una stazione di servizio, un motel e un Cactus Cafe.
Ed Edgerton costruì il suo accampamento nel 1920, ben prima che la Route 66 riempisse di vita l’area arida del deserto.

La sua clientela era per lo più composta da braccianti provenienti dalle vicine miniere d’oro e d’argento.
Per inciso, Ed chiamo il bar “cactus cafè” in onore di un enorme saguaro che si trovava proprio accanto alla stazione di servizio Texaco. Lo potete vedere nella foto storica risalente agli anni trenta.

A quei tempi, fino a duemila veicoli al giorno passavano dalla stazione di servizio di Ed. Gli affari andavano a gonfie vele finché le miniere rimasero aperte.

Nel 1952 i bei tempi finirono, mentre la Route 66 fu deviata verso sud via Yucca per evitare l’ardua guida attraverso le montagne. Poi fu la volta della Iterstate 40.

Quello fu il periodo in cui Oatman divenne una ghost town.

Ed Ed Edgerton però è rimasto fino alla sua morte avvenuta nel 1978, il suo campo rimase aperto, ma senza il caffè, la stazione di servizio e le cabine del motel.

Ed vendette i minerali che trovò sulle montagne. Gestiva anche un commercio altalenante di meloni e pomodori coltivati in casa, per i quali i clienti provenivano persino da Kingman e Needles. Una delle tante storie che la Route 66 ha da raccontare.

Jim Hinckley, rinomato storico e autore di libri sulla Route 66 che ha trascorso un’estate al campo da bambino, descrive così Ed Edgerton:

“Avrebbe potuto avere tra i sessanta e i duecento anni. Sembrava un pezzo di pelle contorta, fortemente rugosa, essiccata al sole. Aveva una personalità ruvida. Il vecchio Edgerton era troppo spaventoso.”

Ma Jim incontrò Ed molte altre volte, facendogli scoprire il suo amore per il deserto, il suo vuoto e le sue avventure. Ed era un geologo colto, all’epoca aveva un nome ben noto in questa scena.

Non è rimasto molto della vecchia costruzione di Ed; un’area piena di detriti di vario genere, l’edificio principale in decomposizione, e il Cactus Cafe decaduto. Ma c’è una cassetta della posta per strada.

Qualcuno sembra prendersi cura del terreno ma non permette a nessuno di entrare. “Vietato entrare – violazione di domicilio” In qualche modo anche questo è comprensibile, è un terreno privato e nessuno vorrebbe vedere turisti che passeggiano nella loro proprietà.

Se vi siete appassionati alla folle storia di Ed, non perdetevi l’articolo di never quite lost.

Verso la California

Da qui in poi la strada si fa sempre più ripida. In attesa del punto più alto della pista: Sitgreaves Pass.
Qui a oltre 1000 metri sul livello del mare, è obbligatorio fermarci e goderci la splendida vista delle Black Mountains. In una giornata senza foschia, la vista arriva fino a Bullhead City e Laughlin, Nevada.

Scendendo dall’auto e guardando in basso, ci si interrogherà sulla presenza di una serie di croci e tombe che si trovano lì nel deserto roccioso. Queste non sono vere tombe, le croci servono come ricordo dei defunti, le cui ceneri sono state sparse qui nel corso degli anni.

Dietro Oatman si trovano, visibili ancora oggi, le miniere d’oro sopra citate. Qui la Route 66 svolta verso sud all’uscita delle Black Mountain, nella Oatman Topock Highway. Ci troviamo in un’area sempre più desolata fino a quando non arriviamo finalmente al Golden Shores e Topock, le ultime due fermate sulla Route 66 in Arizona. Qui curiosamente, guardando indietro, vedrete due cartelli stradali che annunciano “Begin Historic Route 66”, ovviamene non è corretto, ma per qualche ragione nessuno li ha tolti.

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ROBERTO ROSSI (Arezzo 1971) si diploma in elettronica nel 1990, ma fin da subito manifesta il suo interesse per la fotografia ed i viaggi, anche grazie al papà fotografo ed a tanti amici viaggiatori. "Ricordo ancora quando da piccolo mi recavo nell'agenzia viaggi del mio paese a prendere le brochure appena arrivate, mi bastava aprirne una per iniziare a viaggiare con la mente. Poi per fortuna all'eta di 16 anni il mio primo viaggi in Marocco, da li un susseguirsi di emozioni ed avventure in tutto il mondo." Roberto ha sempre dimostrato un'attrazione particolare per gli USA, nazione che conosce profondamente, dalle grandi città dell'est, una su tutte New York City, ai grandi parchi dell'Ovest, non ultima la strada che lo ha cambiato per sempre, la Route 66, per la quale pubblica la sua prima opera "Route 66 il mito Americano" - edizioni Amazon, nel 2017. Artista, viaggiatore, motociclista, tutte passioni che esprime nel suo blog Vegani in Viaggio e nelle pubblicazioni ricche di foto e curiosità, ma sempre essenziali ed estremamente efficaci, niente di superfluo, tutto pensato per aiutare il viaggiatore. Vegano da molti anni, amante della Natura e degli animali, ha un amore particolare per i gatti con cui condivide da sempre la sua vita. Nel 2021 è diventato USA AMBASSADOR, specialista of the United States of America, un riconoscimento prezioso di Visit USA Italia. La passione per la fotografia, i viaggi e la grafica (sua principale attività), regalano un mix sempre attento e funzionale in ogni opera realizzata, Roberto ama chiudere spesso i suoi racconti scritti o narrati con una frase che esprime tutta la sua passione per la vita e le avventure in giro per il mondo: "Buon viaggio ovunque la vita vi porti!"

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