Giornata Internazionale per la Commemorazione e la dignità delle vittime di genocidio

Il 9 dicembre, è dal 2015 riconosciuta come la Giornata Internazionale per la Commemorazione e la dignità delle vittime di genocidio.

Istituita nel settembre del 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è una giornata speciale per ricordare i genocidi che si sono susseguiti nella storia dell’umanità. Uno in particolare è impresso nella memoria di tutti noi europei e italiani, ma oggi vorrei parlarvi di un evento poco conosciuto ma che è stato sicuramente il genocidio che ha visto il più alto numero di vittime e il più alto disastro ambientale della storia.

Sto parlando dell’olocausto degli Indiani d’America, i Nativi Americani per l’esattezza, una popolazione praticamente sterminata dopo l’arrivo degli europei sul continente americano. Conosciuto come i 500 anni di guerra, determinò lo sterminio insensato di 100 milioni di esseri umani. Tanto per fare un paragone, quello che noi conosciamo come olocausto perpetrato dai nazisti conta circa 16 milioni di vittime.

Quello che spesso si dimentica, anche se si è a conoscenza del genocidio dei nativi Americani, è che furono letteralmente cancellate tradizioni, cultura e habitat naturale. Basti pensare che dopo la famosa baraggia di Little Bighorn persa dal Generale Custer a favore di Cavallo Pazzo, venne deciso di indebolire le popolazioni dei nativi privandoli della loro principale fonte di sostentamento.
In poco tempo il numero di bisonti passò da 70 milioni a circa 600 unità, cacciati in modo sistematico per affamare e uccidere gli Indiani Americani, perché fare loro guerra non aveva portato ai risultati sperati e ogni accordo di pace che si era susseguito negli anni non era servito a nulla, non per colpa dei nativi ma perché il governo americano non li rispettava, le riserve spesso erano ricche di materie prime preziose, una su tutti l’oro.

Teschi di Bisonti uccisi dagli americani

Un certo Buffalo Bill divenne famoso come cacciatore di bisonti in tutto il mondo, arrivando anche in Italia con il suo spettacolo itinerante dove tra le comparse era presente anche Toro Seduto!
Il leggendario condottiero Sioux Hunkpapa sarebbe poi stato ucciso il 15 dicembre del 1890 da poliziotti inviati nella riserva per arrestarlo, per l’ennesima volta un uomo che non chiedeva altro che poter vivere in pace con la sua gente si spegneva a causa di azioni subdole.

A Fort Laramie (Wyoming 17 settembre 1851), fu firmato il primo trattato di pace, un accordo a cui gli indiani credevano fermamente ma che fu poco dopo stracciato. Come come tutti i successivi.

Soltanto agli inizi del 1970, oltre un secolo dopo, si iniziò ad ammettere quello che era successo, un esempio emblematico è quello di Marlon Brando che nel 1973 si rifiutò di ritirare l’oscar vinto per “Il padrino”; sul palco si presentò una ragazza della tribù Apache che portò sotto gli occhi di tutti, a sorpresa, lo sterminio dei Nativi Americani, un gesto che costò caro a Brando ma che lo rese una persona estremamente importante per la causa.

Il discorso era lungo ben 15 pagine, ma quello che fu reso pubblico è una versione breve che lesse la ragazza sul palco, quando si presentò al posto di Brando che tra l’latro non ritirò mai la statuetta:

“Per 200 anni abbiamo detto al popolo indiano, che si batteva per la propria terra, la propria vita, le proprie famiglie e il proprio diritto di essere liberi: ‘Deponete le armi, amici, e potremo vivere insieme’. Quando hanno deposto le armi, li abbiamo uccisi. Abbiamo mentito loro. Li abbiamo truffati delle loro terre. Li abbiamo costretti a firmare accordi fraudolenti, che abbiamo chiamato ‘i trattati’, che non abbiamo mai mantenuto. Li abbiamo trasformati in mendicanti in un continente che ha dato loro la vita”.

I nativi Americani furono uccisi nei combattimenti, furono sterminate donne e bambini, furono affamati fino a farli morire di stenti sterminando tutti i bisonti presenti nel continente americano, già soltanto questo gesto la dice lunga sulla cultura portata dagli europei.

Amo gli Stati Unit d’America, ne amo sopratutto la natura, i paesaggi sconfinati, le grandi città e le piccole cittadine, in parte anche la cultura e lo spirito di libertà, ma non potrò mai perdonare quello che è stato fatto. In numerosi testi storici, si racconta che Hitler stesso per la sua idea folle di sterminio degli ebrei si ispirò all’olocausto dei Nativi Americani, dopo l’arrivo di Colombo l’intero continente americano, non solo gli attuali Stati Uniti d’America, fu trasformato e devastato.

La scoperta dell’America fu per i nativi l’inizio della fine, erano ingenui e non avvezzi ai combattimenti, il loro sterminio si fermò soltanto durante la prima guerra mondiale, quando ormai il disastro era stato fatto. L’instaurazione delle riserve indiane la si deve al Presidente Grant eletto dopo la fine della guerra di secessione, dove da Generale guidò le truppe alla vittoria, furono istituite probabilmente nel tentativo di trovare una forma di convivenza con chi in quelle terre viveva da secoli, ma costringere i Nativi Americani a vivere in un fazzoletto di terra e in condizioni di totale povertà fu comunque un gesto discutibile. Da viaggiatore ho avuto modo di vedere più volte come vivono nelle riserve e a parte rari casi dove il turismo porta ricchezza, il tenore di vita degli Indiani Americani è bassissimo.

Non dimentichiamo anche che per la cultura nativa, alcune terre erano e sono tutt’ora sacre, non si sono mai interessati all’oro o alle pietre preziose, ma ovunque venivano trovate arrivavano carovane di cowboy che uccidevano chiunque si trovasse in quelle terre.

È stato chiaro fin da subito che i colonizzatori si eressero a entità superiori giudicando i nativi come “selvaggi e da civilizzare”, fu detto che non volevano piegarsi alla cultura dei coloni, ma è ovvio che le cose non stiano così; si arrivò allo sterminio essenzialmente perché gli europei volevano impossessarsi di terre e ricchezze dei nativi, anche se le uccisioni vennero in molte occasioni giustificate da motivi ideologici.

Anche le malattie come il vaiolo, l’influenza, la varicella, il morbillo contribuirono allo sterminio dei nativi, e vi dirò di più; quando si capì la possibilità di ucciderli senza combattere furono portate volutamente persone malate dall’Europa e inserite tra i nativi affinché si ammalassero.

Tra le battaglie più emblematiche, ricordate anche nei libri di storia, si cita il massacro di Sand Creek del 29 novembre 1864, avvenuto durante la guerra del Colorado, un tragico episodio in cui 600 nativi americani, comprese donne e bambini, membri delle tribù Cheyenne meridionali e Arapaho, vennero attaccati da 700 soldati guidati dal colonnello John Chivington, il tutto nonostante i famosi trattati di pace stipulati con i capi tribù locali.

Cavallo Pazzo, un altro famoso condottiero a cui hanno dedicato una delle opere più belle presenti in USA di cui parlo anche nel libro “WIld America, viaggio nel vecchio west“, il Crazy Horse Memorial, scrisse qualcosa che è rimasto nella storia e che deve davvero far pensareo:

“Noi non abbiamo chiesto a voi uomini bianchi di venire qui.
Il Grande Spirito ci diede questa terra perché ne facessimo la nostra casa.
Voi avevate la vostra.
Non abbiamo interferito con voi.
Il Grande Spirito ci affidò un grande territorio per viverci, e bufali, cervi, antilopi e altri animali.
Ma voi siete arrivati; state rubando la mia terra, state uccidendo la nostra selvaggina rendendoci difficile la sopravvivenza.
Ora ci dite di lavorare per mantenerci, ma il Grande Spirito non ci creò per faticare, bensì per vivere di caccia.
Voi uomini bianchi siete liberi di lavorare, se volete.
Noi non vi ostacoliamo, e ancora chiedete perché non ci civilizziamo.
Non vogliamo la vostra civiltà!
Vogliamo vivere come i nostri padri e come i padri dei nostri padri.”


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Roberto Rossi
ROBERTO ROSSI (Arezzo 1971) si diploma in elettronica nel 1990, ma fin da subito manifesta il suo interesse per la fotografia ed i viaggi, anche grazie al papà fotografo ed a tanti amici viaggiatori. "Ricordo ancora quando da piccolo mi recavo nell'agenzia viaggi del mio paese a prendere le brochure appena arrivate, mi bastava aprirne una per iniziare a viaggiare con la mente. Poi per fortuna all'eta di 16 anni il mio primo viaggi in Marocco, da li un susseguirsi di emozioni ed avventure in tutto il mondo." Roberto ha sempre dimostrato un'attrazione particolare per gli USA, nazione che conosce profondamente, dalle grandi città dell'est, una su tutte New York City, ai grandi parchi dell'Ovest, non ultima la strada che lo ha cambiato per sempre, la Route 66, per la quale pubblica la sua prima opera "Route 66 il mito Americano" - edizioni Amazon, nel 2017. Artista, viaggiatore, motociclista, tutte passioni che esprime nel suo blog Vegani in Viaggio e nelle pubblicazioni ricche di foto e curiosità, ma sempre essenziali ed estremamente efficaci, niente di superfluo, tutto pensato per aiutare il viaggiatore. Vegano da molti anni, amante della Natura e degli animali, ha un amore particolare per i gatti con cui condivide da sempre la sua vita. La passione per la fotografia, i viaggi e la grafica (sua principale attività), regalano un mix sempre attento e funzionale in ogni opera realizzata, Roberto ama chiudere spesso i suoi racconti scritti o narrati con una frase che esprime tutta la sua passione per la vita e le avventure in giro per il mondo: "Buon viaggio a tutti voi, ovunque la vita vi porti!"
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