Curiosità sulla Grande Mela

New York è una delle città più famose del mondo e una delle più conosciute, in molti la visitano almeno una volta nella vita, in molti se ne innamorano, in pochi la odiano, ma oltre alle classiche attrazioni turistiche, è una città che offre molto, angoli sconosciuti ai più, edifici storici nascosti e stradine che si perdono nei meandri del village.

Una cosa che amo di questa città è sicuramente la capacità di trasportarci in un attimo dalla caotica strada principale alla pressoché desolata Avenue del Village, a questo si unisce una spiccata propensione a raccontare storie e aneddoti che in pochi conoscono e che vorrei introdurvi con questo articolo.

E’ la città dei record, positivi e negativi ovviamente, è una città dove si parlano un’infinità di lingue e dialetti, la città dei taxi gialli (chissà perché sono di questo colore), la città con la più alta concentrazione di ristoranti…

Iniziamo da una curiosità su uno dei simboli della città, il Brooklyn Bridge; costruito nel 1883 è stato il primo ponte al mondo in acciaio, una caratteristica che i newyorkesi dell’epoca reputavano pericolosa,per convincerli infatti che la struttura era robusta, un certo P.T. Barnum, imprenditore e circense statunitense, lo attraversò con 21 elefanti al seguito, un’impresa che lo rese famoso in tutti gli Stati Uniti d’America, il suo circo è stato ufficialmente chiuso solo nel 2017, una delle tante vittorie degli animalisti.
Ma torniamo alla nostra New York City con alcuni numeri; la grande mela ospita oltre 11 milioni di abitanti e circa 53 milioni di turisti ogni anno, il primo europeo a mettere piede sull’isola fu Giovanni da Verrazzano nel 1524, gli olandesi vi si insediarono nel 1613 e la acquistarono ufficialmente dagli indiani nel 1626 per 24 dollari, chissà quanto vale adesso…

La città ha diversi soprannomi, uno dei più conosciuti è “grande mela“, ma pochi sanno che questo nome deriva da diverse situazioni che si sono susseguite negli anni; il tutto inizia con Edward S. Martin che nel 1909 parla di New York nel suo libro “The Wayfarer in New York” come di un melo che ha le sue radici nel Mississippi , poi furono i cronisti sportivi negli anni 20 a parlare del circuito ippico di New York City come di una mela, definendolo il più generoso per le vincite.
A questo si unirono i musicisti jazz che paragonarono la città a una grande mela, ammettendo che suonare fuori dalla città era come suonare sui rami, mentre suonare a Manhattan equivaleva a suonare nella grande mela, un’altra curiosità riguarda il fatto che gli stessi musicisti quando suonavano nel locali jazz della città, ricevevano come paga aggiuntiva una grossa mela rossa.
Nel 1971 fu l’allora presidente del turismo, Charles Gillet, a parlare della città come di una grande mela succosa per dargli un’immagine più allettante in un periodo in cui New York City era decisamente diversa da come lo è adesso, poco sicura e al limite del vivibile. Per finire arriviamo al 1997, quando il sindaco Giuliani riconosce ufficialmente la paternità  del soprannome a John J. Fitzgerald, dedicandogli l’angolo tra la Broadway e la 54th strada dove il cartello “BIG APPLE corner” ne ricorda l’avvenimento.
U’altro soprannome è “giungla di cemento“, definizione che però non gli si addice, basta pensare a Central Park per capirlo, il 14% della città è occupato da aree verdi ed ha anche 22 km di spiaggia, e già, a New York City c’è anche la spiaggia…

I taxi gialli, sono una caratteristica unica di New York City, ma sapete perché sono di questo colore?
In città ce ne sono più di 13 mila, un numero pazzesco, basta fermarsi un attimo a un incrocio per vederne passare decine.
Il colore deriva da un’intuizione di un uomo d’affari che nel lontano 1907, a seguito di una ripicca nei confronti di un tassista poco cordiale e molto caro, decise di mettere in piedi la sua compagnia di taxi, colorandoli di giallo perché fossero ben visibili da lontano. Nel 1907 la compagnia di Harry N. Allen contava già oltre 600 auto, decretando così la fine del trasporto a bordo di carrozze trainate da cavalli.

I turisti ogni anno superano i 50 milioni e sono in costante aumento, portando nelle casse della città qualcosa come 35 miliardi di dollari ogni anno.

Nel 19 secolo, quando la città era in un momento di sviluppo pauroso e le gang, raccontate nel film Gangs of New York di Martin Scorsese, la facevano da padrone, lo smaltimento della nettezza urbana era affidata ai maiali, un metodo ecologico in un’epoca dove ancora non c’erano materiali pericolosi, per fortuna adesso si usano sistemi più moderni e la cultura vegan ha letteralmente invaso tutta la città!

La parola Manhattan significa “isola delle colline” nella lingua dei Lenape, gli indiani che vi abitavano e che la vendettero agli olandesi per una manciata di dollari, 24 per l’esattezza.

Come dicevamo, a New York City vivono circa 11 milioni di persone, quasi la metà di questi sono nati al di fuori degli USA, nei suoi 5 distretti (borough in inglese americano), si parlano 800 lingue, alcune praticamente sconosciute.

Camminando per la città ci si rende conto che sono presenti un’infinità di alberghi ma sopratutto di ristoranti, infatti se ne contano circa 20.000; servirebbero 54 anni di vita per provarli tutti mangiando ogni giorno in un locale diverso.

La metropolitana è un’istituzione della città, non è la più vecchia, la prima è quella di Londra, non è la più estesa, ma con il suo miliardo e 762 milioni di passeggeri è la prima come numero di utenti, conta 34 linee e 472 stazioni, ogni giorno viene usata da 5,6 milioni di passeggeri, un numero spaventoso.

 

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