Trekking nel Mugello: Stazione di Fornello e Miniera abbandonata

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Quello che vi propongo oggi è un percorso molto particolare nel cuore del Mugello; un trail che permette di arrivare in due punti di interesse particolarmente amati dagli urbex toscani e non solo.

Il percorso inizia da Gattaia, frazione di Vicchio, semplice da trovare e comodo per chi arriva in auto. È infatti presente un parcheggio capiente a ridosso del quale parte il trail ad anello che porta alla scoperta di questi luoghi entrati anche ne “I Luoghi del Cuore” del FAI.
La mappa che trovate in questo articolo propone un percorso più lungo, ad anello, rispetto a quello che abbiamo fatto noi; ci siamo limitati ad arrivare fino al Pozzo mentre è possibile percorrere ben 18 chilometri se si intende ammirare l’intero anello. Noi ci siamo limitati a 11 chilometri arrivando al Pozzo e tornando indietro sempre passando dalla Stazione di Fornello.

La Miniera Abbandonata:

Lasciata l’auto al parcheggio abbiamo iniziato la nostra camminata arrivando sotto al ponte ferroviario, dove imboccando la deviazione a sinistra siamo saliti fino alla miniera, un luogo estremamente affascinante rimasto in attività fino agli anni ’30, un’area ferma nel tempo con strutture abbandonate, carrelli di ferro arrugginiti su binari ormai quasi totalmente immersi nella vegetazione e motori giganteschi. Questa parte del percorso è davvero affascinante e semplice da raggiungere come tutto il resto dell’anello.

Stazione di Fornello e Casello della Beppa:

Finita la visita della miniera, riascendiamo seguendo le indicazioni per la Stazione di Fornello, appena arrivati al bivio, giriamo a destra e raggiungiamo la mitica stazione passando sotto al cavalcavia. Questo luogo è visitabile senza difficoltà, ma attenzione ai binari, ancora oggi passano treni a cadenza costante. È vietato attraversare i binari, ma se lo fate, prestate particolare attenzione, mi raccomando!

Da qui è possibile tornare indietro al parcheggio, oppure continuare il percorso verso il Casello delle Beppa, cosa che abbiamo fatto anche noi, nel tentativo vano di raggiungerlo. Purtroppo non abbiamo trovato indicazioni precise quando siamo giunti nei pressi di quello che doveva essere il bivio per raggiungerlo. Siamo scesi verso la ferrovia, guadato il fiume e una volta arrivati dall’altra parte abbiamo constatato che era impossibile raggiungere il Casello della Beppa. Il percorso finisce e l’unico modo di raggiungere la meta sembrava essere quello di camminare lungo i binari, cosa vietata e altrettanto pericolosa.

Siamo così tornati nei nostri passi per raggiungere Il Pozzo; una breve sosta fotografica e tornando indietro siamo giunti al parcheggio dove avevamo lasciato l’auto.

Dalla mappa qui sotto come vedere è possibile fare un loop, così da visitare anche un’area diversa da quella fatta fin qui, tra l’altro si incontrano diverse altre deviazioni compreso il sentiero CAI.

Storia:

Tutta questa zona, ferrovia compresa, hanno avuto una valenza storica importante durante la prima e la seconda guerra mondiale, subendo tra l’altro innumerevoli danni durante la ritirata dei tedeschi nel 1944.
Nessun treno si ferma più a Fornello, anche se negli anni si è tentato più volte di riaprire la stazione, tappa importante per chi vuole svolgere percorsi da trekking nel Mugello.

Gli impianti della ferrovia furono abbandonati e in buona parte rapidamente smantellati.
La vedova dell’ultimo casellante, conosciuta come la Beppa, rimase invece nella sua residenza fino al 1979; un remoto casello alla confluenza del fosso Acerella nel torrente Muccione, praticamente all’imbocco della galleria degli Allocchi.

La Beppa dovette abbandonare la residenza quando si ammalò; dopo la morte del marito, ormai pensionata, continuò a vivere sola fra i monti con i suoi polli e i suoi conigli. Tutti i macchinisti la conoscevano e se sapevano che doveva andare a fare la spesa, fermavano il treno e le davano un passaggio.
Purtroppo la Beppa si ammalò di arteriosclerosi, le autorità del comune di Gattaia la trasferirono a forza in valle e si narra che questa fu la sua fine, morì di dolore.

Il casello ormai vuoto e in totale rovina conserva ancora il suo ricordo.

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ROBERTO ROSSI (Arezzo 1971) si diploma in elettronica nel 1990, ma fin da subito manifesta il suo interesse per la fotografia ed i viaggi, anche grazie al papà fotografo ed a tanti amici viaggiatori. "Ricordo ancora quando da piccolo mi recavo nell'agenzia viaggi del mio paese a prendere le brochure appena arrivate, mi bastava aprirne una per iniziare a viaggiare con la mente. Poi per fortuna all'eta di 16 anni il mio primo viaggi in Marocco, da li un susseguirsi di emozioni ed avventure in tutto il mondo." Roberto ha sempre dimostrato un'attrazione particolare per gli USA, nazione che conosce profondamente, dalle grandi città dell'est, una su tutte New York City, ai grandi parchi dell'Ovest, non ultima la strada che lo ha cambiato per sempre, la Route 66, per la quale pubblica la sua prima opera "Route 66 il mito Americano" - edizioni Amazon, nel 2017. Artista, viaggiatore, motociclista, tutte passioni che esprime nel suo blog Vegani in Viaggio e nelle pubblicazioni ricche di foto e curiosità, ma sempre essenziali ed estremamente efficaci, niente di superfluo, tutto pensato per aiutare il viaggiatore. Vegano da molti anni, amante della Natura e degli animali, ha un amore particolare per i gatti con cui condivide da sempre la sua vita. La passione per la fotografia, i viaggi e la grafica (sua principale attività), regalano un mix sempre attento e funzionale in ogni opera realizzata, Roberto ama chiudere spesso i suoi racconti scritti o narrati con una frase che esprime tutta la sua passione per la vita e le avventure in giro per il mondo: "Buon viaggio a tutti voi, ovunque la vita vi porti!"

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