Route 66 in bicicletta

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La Mother Road si presta a essere percorsa principalmente in auto o in moto, ma non sono mancati negli anni personaggi che l’hanno percorsa a piedi, vestiti da personaggi dei cartoni animati, in handbike in risciò e non solo…

Negli ultimi anni però sempre più spesso mi vengono chiesti consigli per percorrerla in bici, magari dotati di una semplice tenda per la notte. Certo è possibile farlo, ma con alcune limitazioni e attenzioni utili a evitare problemi anche gravi.

La Route 66 a volte corre solitaria nel mezzo al deserto, a temperature estreme e percorrerla in solitaria può rivelarsi pericoloso. Alcuni tratti essendo stati sostituiti dalle interstatali veloci, non sono percorribili in bici e durante la notte è bene non improvvisare spostamenti o fermarsi dove capita.

Da tempo si vociferava della realizzazione di un percorso specifico per le bici che ripercorra il più fedelmente possibile la mitica Route 66, ed eccoci qui a parlarne.

Il progetto Bicycle Route 66

Bicycle Route 66, il nome del progetto, è un itinerario cicloturistico di circa 3800 chilometri, che collega Chicago a Santa Monica, insomma inizio e fine della Mother Road.
Accompagnati dalla canzone di Bobby Troup (Get Your Kicks On) Route 66 cantata da Not King Cole, interpretata anche da Chuck Berry, Rolling Stones e Depeche Mode, è possibile vivere un’esperienza unica pedalando attraverso 8 stati e 3 fusi orari.

L’Adventure Cycling Association, la principale organizzazione ciclo turistica statunitense, ha lavorato per anni a questo percorso, in parte alternativo a quello originario, pensando proprio ai ciclisti e alle loro specifiche necessità, cliccate sul link per leggere tutte le informazioni necessarie alla pianificazione del vostro viaggio in bici nella Route 66.
Questo tracciato non ricalca sempre il percorso fedele, non si può pedalare nelle interstatali e quindi servono alternative; la Bicycle Route 66 sfrutta piste ciclabili, strade provinciali e statali a basso traffico.

Quando andare

Non essendoci particolari rilievi, a parte la salita verso Oatman, la strada di per se non rappresenta un problema, ma i tratti desertici sono infuocati in alcuni mesi dell’anno e spesso non ci sono servizi di ristoro, motel o campeggi. In bici non si possono percorrere 300 o più chilometri al giorno, quindi è bene avere sempre una riserva di acqua e cibo e tutta l’attrezzatura necessaria per riparare la bici in caso di gusti o intoppi.

Detto questo, il periodo migliore per affrontare la Bicycle Route 66 è la primavera, tra aprile e maggio, tra l’altro in generale è il periodo migliore per percorrere la Route 66 anche in auto o in moto. In alternativa può andar bene anche l’autunno, anche se oltre metà ottobre molte attività chiudono e il meteo inizia a essere imprevedibile.

foto: R66 Adventure Cycling – by Michael Clark

Dove dormire

Dei campeggi ne abbiamo già parlato nell’articolo relativo ai camper lungo la Route 66, considerate però che in molte aree è consentito il campeggio libero, in altre è regolamentato. Per un prezzo di pochi dollari a notte solitamente è possibile montare la propria tenda o noleggiare un bungalow.
Nelle mappe dettagliate qui sotto riportate, troverete tutti i suggerimenti del caso.

Mappe dettagliate

Di mappe e navigatori per la Route 66 ce ne sono molti, anche in questo blog ne abbiamo parlato diffusamente, ma di mappe specifiche per il ciclo turismo nella Route 66 ne conosco solo una, quella della Adventure Cycling Association che percorrono fedelmente il Bicycle Route 66. Alcune le trovate anche su Amazon cliccando qui, ma sul sito dell’associazione c’è anche il set completo e il percorso GPX.

Il percorso di Bicycle Route 66

Lo studio di questo percorso, fatto da professionisti, ha tenuto conto di tanti aspetti; uno su tutti la sicurezza.

È per questo motivo che spesso non viene percorsa la Route 66 anche se teoricamente potreste farlo. La partenza da Chicago per esempio è stata spostata per evitare il traffico cittadino, inizia così da Buckingham Fountain di Grant Park invece che dal cartello Begin Route 66 che in realtà potete comunque visitare visto che si trova poco distante e vi consiglio di farlo.

Si sfruttano così alcune piste ciclabili della città e sentieri poco battuti per arrivare a Joliet, poi si pedala per un tratto lungo il fiume Mississippi, attraversando lo storico Chain of Rocks Bridge. Giungendo a St. Louis da dove tramite il sentiero Riverfront Trail si arriva al Gateway Arch, punto di partenza della spedizione di Lewis e Clark.

foto: R66 Adventure Cycling – by Michael Clark

Il percorso corre poi parallelo alla I-44, si prosegue nei Monti Ozark e nella vera Route 66 da Joplin, si attraversa il Kansas e l’Oklahoma entrando in Texas e arrivando al famoso Mid Point, da dove inizia la parte più complessa dell’avventura. I servizi inizieranno a scarseggiare e la strada sarà sempre più infuocata e solitaria.

Più avanti, come il vero percorso della Route 66 insegna, c’è la possibilità di dirigersi verso Santa Fe o proseguire per Albuquerque. Tutto ben indicato nella mappa della Adventure Cycling Association.
Arrivati a Tijeras possiamo scegliere tra la strada I-40 e la Highway 14, per poi tornare nuovamente nella vecchia Historic Route 66.

foto: R66 Adventure Cycling – by Lon Haldeman

In Arizona il tratto attraversa Pueblos, Nations and Reservations nella riserva dei nativi Americani Hopi. Arrivati al Continental Divide in New Mexico si prosegue fino a Gallup dove è presente il Brickyard Bike Park, inaugurato dal ciclista americano Levi Leipheimer. Gallup è conosciuta come la mecca del ciclismo su strada e lo si capisce benissimo dalla presenza di importanti infrastrutture.

Si prosegue verso il Petrified Forest National Park, arrivando a Flagstaff. A parte un piccolo tratto suggerito come alternativa sulla mappa, per tutto lo stato dell’Arizona è possibile seguire fedelmente la Route 66. Un’esperienza unica!

Tra Needles e Barstow siamo nel nulla più assoluto, spesso questo tratto è soggetto a pesanti inondazioni e lo spettacolare National Trails Highway potrebbe venir chiuso al traffico (verificate prima di addentrarvi in questa avventura). L’Adventure Cycling ha collaborato con il Dipartimento dei Trasporti della California per raggiungere un accordo che permettesse ai ciclisti di percorrere la I-40 per poi proseguire sulla Bicycle Route 66, non essendoci alternative sarebbe stato impossibile permettere ai ciclisti, nel caso in cui il National Trails Highway fosse chiuso, di arrivare in California alla fine della Mother Road.

Da San Bernardino in poi, il traffico sarà pazzesco, Los Angeles non si smentisce mai. Non mancheranno i servizi ma neanche i rischi derivanti dal pedalare in città, seguire i consigli presenti nella mappa è indispensabile e fortemente suggerito. L’End of the Trail vi aspetta sul Molo di Santa Monica.

foto: R66 Adventure cycling – by Delinda Hood

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ROBERTO ROSSI (Arezzo 1971) si diploma in elettronica nel 1990, ma fin da subito manifesta il suo interesse per la fotografia ed i viaggi, anche grazie al papà fotografo ed a tanti amici viaggiatori. "Ricordo ancora quando da piccolo mi recavo nell'agenzia viaggi del mio paese a prendere le brochure appena arrivate, mi bastava aprirne una per iniziare a viaggiare con la mente. Poi per fortuna all'eta di 16 anni il mio primo viaggi in Marocco, da li un susseguirsi di emozioni ed avventure in tutto il mondo." Roberto ha sempre dimostrato un'attrazione particolare per gli USA, nazione che conosce profondamente, dalle grandi città dell'est, una su tutte New York City, ai grandi parchi dell'Ovest, non ultima la strada che lo ha cambiato per sempre, la Route 66, per la quale pubblica la sua prima opera "Route 66 il mito Americano" - edizioni Amazon, nel 2017. Artista, viaggiatore, motociclista, tutte passioni che esprime nel suo blog Vegani in Viaggio e nelle pubblicazioni ricche di foto e curiosità, ma sempre essenziali ed estremamente efficaci, niente di superfluo, tutto pensato per aiutare il viaggiatore. Vegano da molti anni, amante della Natura e degli animali, ha un amore particolare per i gatti con cui condivide da sempre la sua vita. Nel 2021 è diventato USA AMBASSADOR, specialista of the United States of America, un riconoscimento prezioso di Visit USA Italia. La passione per la fotografia, i viaggi e la grafica (sua principale attività), regalano un mix sempre attento e funzionale in ogni opera realizzata, Roberto ama chiudere spesso i suoi racconti scritti o narrati con una frase che esprime tutta la sua passione per la vita e le avventure in giro per il mondo: "Buon viaggio ovunque la vita vi porti!"

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