L’ultimo viaggio del Magic Bus

Qualche giorno fa ho scritto un post su Facebook appena saputa la notizia dell’ultimo viaggio del Magic Bus, dove Christopher Johnson McCandless si spense tra l’agosto e i primi di settembre del 1992:

“Rimarrà un sogno irrealizzabile; raggiungere quel luogo dove la libertà aveva messo le sue radici, dove per cercarla e assaporarla Chris fu disposto a scambiarla con la propria vita.
Peccato, avrei preferito che rimanesse dove era, difficile da raggiungere, ma ricco di significato. Probabilmente finirà in un museo o in una delle innumerevoli attrazioni turistiche, privo ormai del suo significato.”

Purtroppo adesso non c’è più

Avevo pianificato con attenzione il percorso che mi avrebbe portato fino al Fairbanks Bus numero 142, al Magic bus in Alaska, ma non ho fatto in tempo, quel simbolo di libertà e di follia tanto amato da Alexander Supertramp (così si faceva chiamare Christopher), è stato portato via da un possente elicottero dell’esercito americano, un po’ perché doveva essere restaurato, un po’ perché negli anni alcuni escursionisti, nel tentativo di raggiungerlo, hanno perso la vita o si sono trovati in serie difficoltà.

Si è prodotto tanto sulla storia di Chris; un libro sulla sua vita scritto da Jon Krakauer del 1997 intitolato “Nelle Terre Estreme”, un documentario di Ron Lamothe dal titolo “The Call of the Wilde” uno splendido film dal titolo “Into the Wild” diretto da Sean Penn, una colonna sonora strepitosa di Eddie Vebber e in ultimo un libro scritto dalla sorella di Chris e pubblicato nel 2014 dal titolo “Into the Wild Truth”.

Parco nazionale di Denali

Il Magic Bus si trovava in questo famoso parco nello stato dell’Alaska. Ogni anno attraeva centinaia di esploratori, richiamati dallo spirito di libertà che lo stesso Chris cercò e trovò a scapito della propria vita, quando, appena laureato, decise di intraprendere un viaggio nell’Ovest Americano alla ricerca della propria libertà, con poche cose.

Nonostante avesse 24.000 dollari da parte, la sua famiglia era benestante e lo aspettava una vita agiata, donò tutto alla Oxfam e partì per il suo viaggio.

Il Bus era in una zona davvero difficile da raggiungere, a oltre 500km dal centro abitato più vicino, per seguire le orme di Chris sono morte alcune persone e in più occasioni sono stati soccorsi alcuni turisti che spesso rimanevano intrappolati nel fango dei fiumi che dovevano guadare e che in situazioni estreme come quelle dell’Alaska rischiavano di diventare sabbie mobili, o peggio ancora portati via dalla forza delle acque, in un’area dove non c’è segnale cellulare. È innegabile che anche l’alto flusso turistico stesse creando problemi agli abitanti della zona.

Chris è stato d’ispirazione per migliaia di avventurieri. Anche se il suo ultimo giaciglio non c’è più, il suo spirito di avventura e libertà rimarrà sempre nel cuore di tutti.

Stampede Trail

Un percorso di 13 km, non molti all’apparenza, chiamato Stampede Trail, praticamente a due passi dal Mar Glaciale Artico.

L’Autobus in origine fu usato per portare braccianti nella vicina miniera di antimonio e dopo per ospitare i cercatori di oro lungo il fiume, venne abbandonato li chissà quando e per caso Chris lo trovò e vi rimase per alcuni mesi per poi trovare la morte per fame o per avvelenamento.

Non si sa bene come andarono veramente le cose, quello che è certo è che Supertramp pesava 30kg quando fu trovato ormai esanime da dei cacciatori.

Mi sarei aspettato qualcosa di diverso darli americani, non lo nego, pensavo che rendessero agibile il percorso anche a chi non è esperto di trekking estremo, ma a sorpresa hanno deciso di portarlo via, e sì, lo hanno sollevato con un elicottero, disperdendo nel cielo lo spirito di libertà che Chris aveva lasciato li dentro e che negli anni in molti avevano tentato di respirare.

Volevo andarci anche io

Ma non ho fatto in tempo, l’Alaska non è dietro l’angolo. Peccato, ma sono sicuro che nonostante questo molti continueranno a tornare lì, nella speranza che un alito di libertà sia ancora in quella piazzola nei pressi del fiume dove era parcheggiato, anche se verrà probabilmente rinchiuso in un museo, il suo spirito di libertà rimarrà li dove Chris è morto di stenti.

Per rendervi conto di come era percorrere quel sentiero e arrivare nei pressi del bus, vi invito a guardare questo video di Edoardo Massimo Del Mastro, in arte Mente Nomade, Edoardo conosce molto bene quei luoghi e in questo video ne spiega le caratteristiche:

3 thoughts on “L’ultimo viaggio del Magic Bus

    • Si, è davvero un peccato. Il Trail è si pericoloso, ma rimane tale anche senza il Magic Bus, staremo a vedere che fine farà. Le ultime notizie lo danno probabilmente in un museo in un prossimo futuro…

  1. Negli ultimi giorni mi sono guardato proprio “Into the Wild”: che capolavoro! Immenso, recitato benissimo, e come hai detto tu, colonna sonora strepitosa. Una storia davvero affascinante che alla fine mi ha commosso. Era inevitabile… bellissimo articolo.

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