Italia

Road trip in centro Italia – Tornando verso nord ep.2

Tempo di lettura: 7 minuti

Giorno 3 del mio road trip in centro Italia. Buongiornissimo periferia romana! Qualche caloria in B&B e poi via, mi appropinquo al cuore della capitale per il pezzo forte della colazione: le prelibatezze della pasticceria 100% plant-based Julietta. Sono mesi che le loro foto mi tentano e ho già avuto modo di apprezzare più volte la cucina del fratello maggiore Romeow, alla porta accanto. Quindi sono proprio curiosa.

Però ci risiamo: imbarazzo della scelta davanti alla vetrina, da cui mi chiamano maritozzi, New York Roll, pain au chocolate, cinnamon roll, pan suisse, croissant classici, special e quadrati in diversi gusti… Quanti croissant… Sarà forse proprio per la tantezza, ma vado per il croissant speciale al lampone. Delizia! Basta così? Mmm non proprio… c’è questa brioche particolare che ancora mi chiama e che, normalmente, sarebbe stata la mia prima scelta. Perché oggi no? Chissà, forse era carenza di zuccheri. Ma ora che il croissant ha risolto il problema, torno in me e prendo anche la speciale Julietta: caramellatura croccante, ripieno morbido alla crème brûlée. Grazie, santo protettore della pasticceria vegetale (non esiste, va istituito).

Bene, tempo di fare rotta verso il cuore di Roma.

Ho un paio d’ore da dedicare a una delle mie attività preferite: le passeggiate senza meta, assorbendo atmosfere, suoni, voci, scorci… E Roma è sempre stata una delle mie città preferite per farlo. Devo dire che oggi non mi rapisce il cuore come al solito, più grigia, più caotica… Che hai Roma, perché sei imbronciata? Meglio così, visto che stavolta di tempo da dedicarti ne ho proprio poco. Ah ma è per questo che sei imbronciata? Tenera.

Chiudo il monologo interiore e faccio pausa frullato di frutta (che il mio corpo brama anche qualcosa di sano e nutriente). Ancora un po’ di vagabondaggio, poi arrivo a Rifugio Romano. Avendo tempo solo per un pranzo, ho deciso di dedicarlo a due classici. Carciofo alla romana (che personalmente preferisco a quello alla giudìa) e carbonara (se è vegana non è carbonara, ok, ma è un sostanzioso e gustoso piatto di pasta).

Mi lecco i baffi e via, ripiego verso la periferia romana per recuperare l’automobile.

Ora si mangiano chilometri e nient’altro. Con una sola eccezione: mentre guido pesco da una busta di insalata mista, come si fa con le patatine. Con la differenza che la rucola è decisamente un’altra cosa ingestita così. Ebbene sì, eccomi a incarnare lo stereotipo della vegana che mangia erba. Che devo fare, il corpo mi chiede ancora quell’equilibrio tra pura goduria culinaria ed essenziale nutrimento effettivo. Di erba ce n’è proprio poca in questi giorni.

Mi dirigo verso nord, stanotte tappa nelle campagne di Assisi, all’Angolo del benessere. Arrivo con il buio, tanto per cambiare. L’inevitabile conseguenza di giornate spremute al massimo. È una sorta di teaser per i sensi, che già attendono la luce del giorno successivo.

In più, l’assenza di luce mi obbliga a fermarmi. Il contesto decisamente aiuta, visto che mi trovo in una meravigliosa casa di campagna, immersa nella natura, con quel perfetto equilibrio tra rustico ed estrema cura del particolare.

Il giorno dopo mi godo una colazione lenta, solo prodotti casalinghi preparati da Gloria, che mi intrattiene con quattro chiacchiere. Mi racconta anche di come lei e sua figlia Virginia abbiano iniziato a questa avventura tra le colline umbre e mi parla delle varie attività che offrono all’interno di questo bed and breakfast 100% vegano. Volendo, si può anche scegliere di farsi preparare la cena o viziarsi con un massaggio.

Quando la stagione si apre, poi, e le temperature si alzano un po’, si può anche rilassarsi in una piscina con un bellissimo panorama campestre. Insomma, direi che “Angolo del benessere” è proprio un nome azzeccato.

Piccola nota personale, apprezzo molto anche il costo del pernottamento, visto che la maggior parte delle strutture completamente vegan tendono ad alimentare l’idea che essere vegani sia una scelta riservata a “chi se lo può permettere”. Qui il prezzo è assolutamente sostenibile (anche per me che viaggio da sola) e il corrispettivo in termini di qualità non ne risente nemmeno vagamente, anzi.

Mi aggiro per un po’ intorno alla casa per fare il pieno di natura. Faccio conoscenza con i cagnoloni di casa, custodi del luogo ancora prima che arrivassero Gloria e Virginia. Incontro anche il gatto, che invece è arrivato assieme a mamma e figlia, trasformandosi in men che non si dica in un predatore temuto da tutti i piccoli abitanti selvatici delle campagne locali. Con gran sorpresa di tutti, mi dicono, visto che prima era il classico gatto da appartamento.

È di nuovo ora di partire. Prossima tappa, Firenze.

Il gigante sulla mia lista dei “posti da assaggiare” è la Tripperia vegana. Più precisamente, sto mirando al loro Tan8. Io nemmeno mi ricordo com’era il lampredotto e comunque anche da onnivora non sono mai stata una grande fan delle interiora, ma mi attira non poco questo concetto folle e coraggioso di creare la versione vegetale di un classico della tradizione locale. C’è del genio in tutto ciò.

E poi l’alimento base di questi panini sono i funghi. Adorati funghi che si prestano alle più svariate preparazioni gastronomiche e non mi deludono mai.

Arrivo sotto il celebre chiosco volante (un balcone) da cui Tano e i suoi collaboratori calano i cesti con i noti panini. Decisamente molto noti, considerando la quantità di gente che aspetta con il naso all’insù. Sono proprio tanti. E nemmeno questo mi fa demordere, nonostante io mi tenga sempre ben lontana da folle e file.

Finalmente il mio numero e il mio nome! Eccoti Tan8 dei miei desideri! Saluto, ringrazio e mi lancio in auto per addentare questo panino ripieno di funghi che si fingono carne. Adoro la consistenza, il sapore. Anche della salsa verde. Che bellezza. Devo condividere. Ne parlo a un amico fiorentino (onnivoro) che quando vede la foto che gli ho mandato mi chiede se sono ancora vegana. Gli spiego il tutto, mi dice che vuole assolutamente provare appena ne avrà occasione. Spero che lo faccia presto, perché sono proprio curiosa di avere l’opinione di prima mano di qualcuno che il lampredotto se lo ricorda.

Ora che le mani non sono più impegnate con il pranzo, le rimetto sul volante. È finalmente ora dell’evento che ha fatto scattare l’intero road trip: RifugiAmo. È un festival che si svolge per due giorni appena fuori Firenze, a Calenzano, ed è nato per celebrare uno stile di vita ecocentrico che rispetta tutte le specie e l’ambiente. Per citare quasi pedissequamente quanto dicono gli organizzatori sul sito. Nel concreto, quello che posso sperimentare in prima persona è un’atmosfera “gentile”, creata da persone che hanno voglia di condividere le proprie scelte etiche e aiutare quanto più possibile chi non può difendersi.

L’area espositiva non è molto grande, ma straripa di cose belle. Imprenditori che si sono imbarcati in progetti cruelty free, artisti che creano e donano, tantissimi volontari che trovano il tempo da dedicare agli amici non umani. Il tutto condito da un programma pieno di approfondimenti, presentazioni, conferenze e anche musica dal vivo.

E appena sopra all’area espositiva, non può mancare l’area food. Per cena provo lo spiedino di tempeh grigliato e glassato a tamari e limone su bietole, alghe e ceci in zimino. Come dessert, il fondente al cioccolato con arachidi salate e panna vegetale alla cannella. Il tutto mentre ancora mi domando chi sia stato tanto crudele da creare un menù così ricco per un festival di soli due giorni. Io come le provo tutte queste cose? Già un miracolo che sia riuscita a scegliere.

La domenica mi sveglio alle luci dell’alba, che mi regalano una miscela calda di rosa e arancioni. Ho poco tempo, ma riesco a fare un altro rapido giro tra gli stand di RifugiAmo, comprare un libro per aiutare uno dei rifugi, fare colazione con brioche e cappuccino all’area food.

Di nuovo in auto, scelgo la via panoramica e vengo premiata dalla scoperta della Strada Statale 65 delle Futa. Si capisce subito che i motociclisti la apprezzano particolarmente. E non poteva essere altrimenti, vista la sinuosità della carreggiata. Io, con le mie quattro, immagino di non potermi divertire allo stesso modo, ma la trovo comunque estremamente affascinante. Dopotutto il paesaggio è lo stesso anche per me. Anzi, forse riesco ad assaporarlo anche meglio dalla mia vettura.

È tutto, gente. Dopo la Futa mi aspetta una rapida pausa a Bologna, poi le campagne emiliane si fondono con quelle venete e in men che non si dica mi trovo di nuovo nel veronese. Fisicamente un po’ provata, ma estremamente arricchita in qualsiasi altro frangente. Contenta di essere partita, contenta di aver spremuto al massimo. Come sempre.

Contenta anche di riposarmi. Come sempre.

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