The Diamonds (il ristorante, non vegano, più grande del mondo)

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In una piccola cittadina nel Missouri, il 17 ottobre del 1883, nasceva Spencer Groff, come tanti suoi coetanei dell’epoca, Spencer viveva e lavorava nella fattoria di famiglia, una delle tante disperse nelle infinite praterie del Missouri.
Dimostrò però in età adulta uno spiccato senso degli affari che lo portò nel 1919 a realizzare quello che per l’epoca fu uno dei primi stand dove vendere i prodotti della fattoria, nello specifico prugne, che Spencer vendeva ogni giorno allo svincolo di Ozark Trails.
Nel 1923 ingrandì lo stand spostandolo 35 miglia ad ovest di St. Louis a Villa Ridge lungo una strada sterrata e polverosa che da li a poco sarebbe diventata “la strada più famosa del mondo” la Route 66, lo chiamò Banana Stand ed iniziò a gestirlo insieme alla moglie Ursula vendendo di tutto oltre alle prugne da cui era partito anni prima. Fu un tale successo che piano piano i coniugi Groff lo ingrandirono, arrivando ad avere negli anni ’30, grazie anche al successo della Route 66, il ristorante The Diamonds il più conosciuto dello stato.

Tutto sembrava andare alla grande, il successo lo dimostrava, nel 1947 The Diamonds risultò essere il ristorante più grande del mondoservendo 1.480.000 clienti, un successo inaspettato se si pensa da dove era iniziato; da uno stand in legno lungo una strada poco trafficata dove Spencer vendeva prugne!

Un pauroso incendio infranse però il sogno della famiglia Groff, il The Diamonds fu completamente distrutto il 28 febbraio del 1948, un disastro tale da mettere a dura prova Spencer che all’età di 65 anni decise di andare in pensione.

L’ex aiutante addetto alla cucina Louis Eckelkamp, promise al suo ex datore di lavoro di creare un nuovo ristorante più grande e attrezzato che avrebbe accolto i viaggiatori; un nuovo The Diamonds ancora più grande a poche miglia dal precedente di cui purtroppo non vi è più traccia lungo la Route 66.
Il 10 luglio del 1949 la nuova sede venne inaugurata in un’edificio a prova di fuori costato 350.000 dollari, aveva un seminterrato, 400 coperti, un coffee shop, un negozio di souvenir, una biglietteria per gli autobus, un ufficio viaggi e una stazione di servizio.
La cosa incredibile è che il successo continuò inarrestabile, con la ragguardevole cifra di 5.500 clienti al giorno, un numero pazzesco anche per i giorni d’oggi, figuriamoci per gli anni ’40.

Nel 1971, quando la Route 66 aveva ormai perso quasi tutti i suoi viaggiatori, a causa della nuova Interstate costruita poco distante, Louis decise di realizzare una nuova struttura a ridosso della I-44 abbandonando di fatto il The Diamonds al suo destino.
La struttura chiusa fu acquistata da un nuovo imprenditore che cambiò il nome in Tri- County Truck Stop conservando il ristorante e la fermata degli autobus, rimase in attività fino al 2006, quando purtroppo chiude definitivamente.
Oggi la struttura è sempre li, lungo la Route 66, abbandonata e infestata dai fantasmi come riportano testimoni che ancora oggi visitano l’area in ricordo di quello che fu il ristorante più grande del mondo.

Il nuovo The Diamonds, il terzo, è invece andato avanti fino agli anni ’80 anche grazie al motel che offriva 162 camere, una piscina e la gas station situata in posizione strategica vicino a Six Flags, la crisi del carburante del 1973 mise a dura prova il nuovo diamante e nonostante il successo avuto negli anni precedenti intraprese un lento declino che lo ha portato alla chiusura definitiva a metà degli anni ’80 quando venne demolito.
Purtroppo non resta traccia neanche di questo terzo diamante, ad accezione del motel che rinominato Travelodge Six Flags/Grey Summit ha proseguito la sua avventura fino ai giorni nostri anche se attualmente sembra che la nuova proprietà (Travelodge By Wyndham) lo abbiano chiuso definitivamente.

Il terzo ed ultimo The Diamonds con il motel in primo piano

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Roberto Rossi
ROBERTO ROSSI (Arezzo 1971) si diploma in elettronica nel 1990, ma fin da subito manifesta il suo interesse per la fotografia ed i viaggi, anche grazie al papà fotografo ed a tanti amici viaggiatori. "Ricordo ancora quando da piccolo mi recavo nell'agenzia viaggi del mio paese a prendere le brochure appena arrivate, mi bastava aprirne una per iniziare a viaggiare con la mente. Poi per fortuna all'eta di 16 anni il mio primo viaggi in Marocco, da li un susseguirsi di emozioni ed avventure in tutto il mondo." Roberto ha sempre dimostrato un'attrazione particolare per gli USA, nazione che conosce profondamente, dalle grandi città dell'est, una su tutte New York City, ai grandi parchi dell'Ovest, non ultima la strada che lo ha cambiato per sempre, la Route 66, per la quale pubblica la sua prima opera "Route 66 il mito Americano" - edizioni Amazon, nel 2017. Artista, viaggiatore, motociclista, tutte passioni che esprime nel suo blog Vegani in Viaggio e nelle pubblicazioni ricche di foto e curiosità, ma sempre essenziali ed estremamente efficaci, niente di superfluo, tutto pensato per aiutare il viaggiatore. Vegano da molti anni, amante della Natura e degli animali, ha un amore particolare per i gatti con cui condivide da sempre la sua vita. La passione per la fotografia, i viaggi e la grafica (sua principale attività), regalano un mix sempre attento e funzionale in ogni opera realizzata, Roberto ama chiudere spesso i suoi racconti scritti o narrati con una frase che esprime tutta la sua passione per la vita e le avventure in giro per il mondo: "Buon viaggio a tutti voi, ovunque la vita vi porti!"
Roberto Rossi

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